postato da PistaKulfi alle ore 00:33
venerdì, 01 maggio 2009

Io ve lo dico... ci troviamo di fronte ad un grandissimo disco. Punto.



qui c'è tutto... amanti della wavedark più rispettabile, dello shoegaze, del garage e del krautrock... accomodarsi please

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categoria : music

postato da PistaKulfi alle ore 17:44
martedì, 21 aprile 2009

How does 2009 sounds like?
Più o meno così...


ma soprattutto così...

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categoria : music

postato da PistaKulfi alle ore 23:29
mercoledì, 08 ottobre 2008

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Sono mesi e mesi che medito di scrivere queste righe e penso sia giunto il momento di farlo.

Di cosa parliamo quando parliamo di Arte? Al netto risponderei di emozioni. Poi possiamo stare tutta la vita a parlare di gusti.Quelli veicolano al più.

Poi alla fine hai a che fare con cose poco fastidiose, a volte piacevoli o divertenti, altre volte entusiasmanti ed innovative e, raramente, con opere che riescono ad emozionarti e coinvolgerti fino alle lacrime.

A me la profondità emoziona un casino, d'altronde se si chiedono determinati paesaggi e sensazioni ad un'opera d'arte non mi vengono certo in mente i Limp Bizkit o i RedHotChiliPeppers o gli MGMT.

A me viene in mente il dark o il gothic o chiamatelo come più vi piace e tutto l'immaginario che gira attorno ad esso. E' lì che risiedono le angosce e le paure ma anche le emozioni più forti che abbia mai provato con l'ausilio di un impianto stereo.

Gli Have a Nice Life sono un duo del Connecticut, al secolo Tim Macuga e Dan Barret, un duo che è riuscito a mettere insieme 85 minuti di musica suddivisa in due parti. Stiamo parlando di un disco, di musica, ma stiamo parlando prima di tutto di un vero e proprio trattato sulla Morte.

L'unica, vera, costante della storia umana.

Gli Have a Nice Life si sono avvalsi di una produzione inesistente, di un computer, di un Logic, un MIDI controller, una vecchia pianola giocattolo, una tastiera degli anni 80, una chitarra ed un basso.

Si sono chiusi al 2 Brainard, probabilmente uno studio della Enemieslist (la loro distribuzione), ed hanno scritto e suonato Deathconsciousness dal 2002 al 2007. Cinque anni. Forse fanno altro per tirare avanti nella vita. Forse non hanno l'ambizione di riempire i palazzetti in tour. Ma cosa importa?

Poi hanno contattato un professore di antropologia e storia religiosa, esperto di eresia medievale e Antiochianesimo (spero si scriva così...) per scrivere un trattato di 80 pagine che costituisce il booklet dell'album. Un trattato che fa riferimento alla figura di un certo Antiochus e parla di religione e soprattutto del rapporto del genere umano nei confronti della Morte.

Insomma una cosa molto impegnativa. Il nome del professore sul libro rimane anonimo.

"We're playing songs in a dead genre about believers in a dead religion, who's going to want to listen to that?"

Già. Chi ha voglia di ascoltare ciò nel 2008? Io.

Il primo capitolo porta il sottotitolo The Plow That Broke The Plains.

Si apre con A Quick One Before the Eternal Worm Devours Connecticut. Una chitarra acustica nella nebbia più fitta che possiate immaginare avvolta da suoni sintetici, uno strumentale che lascia molti dubbi sulle coordinate stilistiche del duo.

Bloodhail svela qualcosa di più. La profondità del basso è 1981 puro, la batteria elettronica è precisa e metronomica, la chitarra è essenziale, e la voce o meglio le voci cominciano a portarti laggiù dove tutto si fa più difficile. "I feel the top of the roof come off, kill everybody there" l'incipit fino alla chiusura di "and it lasts as long as it possibly can". Uno dei picchi di tutto il lavoro.

The Big Gloom parte con una chitarra shoegaze fino a quando non entra la pelle elettronica e la nube della sei corde si fa ancora più densa e spessa tanto da sotterrare il cantato che accompagna tutto il brano.

Hunter è un altro dei passaggi fondamentali. Industrial slow come lo si vorrebbe da Mr. Reznor incorniciato da tocchi di piano e basso ed una voce ai limiti della commozione. Poi è un crescendo e quei rintocchi a metà brano ti stanno avvisando che stai per cedere. Perchè quando entra quel giro di chitarra c'è dentro quasi tutta la mia vita musicale. Quella che conta per davvero.

E la commozione si fa liquida.

Con Telephony si torna alle sonorità di Bloodhail con basso chitarra e batteria elettronica a farla da padrone. Intro Pornography-co "If science is half the man it says it is then i can build it the machine that snaps all of time in half". E' la drum machine a dettare i tempi di quello che potrebbe essere "quasi" il singolo.

Who Would Leave Their Son Out in The Sun stempera i toni in un'elegia accompagnata da una chitarra acustica tetra e depressa. Suono chiuso e compresso come se venisse dalle profondità di un pozzo.

There Is No Food chiude la prima parte con una tastierina stile Offlaga Disco Pax a svettare su un tappeto post-rock.

Ce ne sarebbe già abbastanza per gridare al miracolo. Ed invece siamo solo a metà lavoro.

Il secondo capitolo porta il sottotitolo di The Future.

Ed è tendenzialmente più dinamico.

Qua l'apertura non fa prigionieri. Waiting for Black Metal Record To Come In The Mail viene lanciata da un feedback che esplode in una chitarra deathrock con tutti gli stilemi classici del gothic sound, quindi basso profondo e drum machine lanciata.

Holy Fucking Shit:40,000 sorprende rispostando l'asticella verso il post-rock. Un pezzo bellissimo stratificato su un loop di synth piano e chitarra acustica ed un'altra magnifica interpretazione vocale. Poi arriva uno storming industriale martellante. Fino al finale per sola chitarra acustica.

Lo strumentale The Future continua a muoversi su coordinate postrock, ma più cadenzate, quasi trip-hop alla maniera dell'ultimo capolavoro firmato Portishead, con quei drones che ti entrano nello stomaco.

Deep, Deep la fa da padrone nella categoria "brano da batcave". Vorrei avere la possibilità di mettere una sola canzone in una dancehall rock. Prenderei questo pezzo e via. Se la pista si svuota 'fanculo. Ma quei tre o quattro che rimarranno danzeranno su un basso metallico ed un giro di tastiere tanto semplice quanto essenziale. E diverrei il loro eroe per una notte.

Una voce effettata ci introduce I Don't Love, altra spirale sonora distortissima e angelica, con il testo forse più depresso della storia della musica "I don't feel anything where this love should be".

Il passo conclusivo è semplicemente monumentale. Earthmover. Undici minuti e ventotto secondi di spleen emotivo in cui racchiudono tutto quello che sono riusciti a donarti.

E me li immagino laggiù, in quello studio nel Connecticut, buttati in un angolo mentre si guardano sfiniti e invecchiati di cinque anni.

Questo lavoro è immenso, qualcuno potrà obiettare sul fattore derivativo, e si, ho evitato di elencare tutte le possibili influenze provenienti da questo o quell'altro gruppo, e la lista sarebbe molto lunga, ma secondo me ci troviamo di fronte ad una sincera assimilazione e ad una onesta evoluzione stilistica.

Un disco sulla consapevolezza della Morte attraverso gli occhi e soprattutto le orecchie degli unici che possono farlo.

Coloro che sono ancora in Vita.

 
   
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postato da PistaKulfi alle ore 22:01
lunedì, 06 ottobre 2008

Rabbit in your Headlights di U.N.K.L.E. lo so la voce è di Thom Yorke ma ci passo sopra.
Quando James Lavelle era Dio.
Forse il più bel video della storia.

 
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categoria : music

postato da PistaKulfi alle ore 10:57
martedì, 16 settembre 2008

La canzone che dovrebbe passare una qualsiasi radio nazionale in un mondo ideale.
Semplicemente perfetta.

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categoria : music

postato da PistaKulfi alle ore 18:15
venerdì, 12 settembre 2008

Potrei stare qui a dirvi come ormai lo shoegaze sia tornato di moda. Come ormai tutti si rifanno a Shields e bla bla bla... Ma ascoltatevi questa canzone e basta.
Colonna sonora di un volo fra nuvole metalliche.

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categoria : music

postato da PistaKulfi alle ore 17:51
giovedì, 11 settembre 2008

Before I was a war I was a sword.
Before I was a tree I was a seed.
Before I was a cliff I was a canyon.
Before I was a feast I was a famine.
Before I was a day I was a dawn.
Before I was a prince I was a swan.

Before I was a corpse I was a kid.
Before I was a cloud I was a grid.
Before I was a crush I was a kiss.
Before I was a got I was a wish.

Brace Yourself!

Before I was a word I was a sound.
Before I was a sky I was a ground.
Before I was a stone I was a hill.
Before I was a wheel I was a will.
Before I was a birth I was a kill.
Before I was a wash I was a filth.


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categoria : music

postato da PistaKulfi alle ore 19:43
martedì, 03 giugno 2008

Pension Mendoza. Stanza 8. Mi giro e prendo la sveglia. Gliela mostro. "Campioni del mondo". Abbiamo dormito oltre. Salta la visita al Camp Nou. Niente scarpino di Ronald Koeman che risolve la sfida con la Samp nel 1992. La prima Champions League del Barca. Scendiamo e attraversiamo la strada. Proprio di fronte a noi c'è il Mercato Boqueria. Un'esplosione di colori fatti alimenti. "Anno prossimo si porta una valigia in più... vuota... e la si imbarca piena al ritorno". Si passa per il quartiere Raval proprio di fronte al MACBA, il Museo di Arte Contemporanea di Barcellona. Ma non c'è tempo. Marilisa ci attende a Gracia, il quartiere dove vive. Oggi ci porta a mangiare le Tapas. Si pranza con 7 euro 7 a testa. Marilisa ci ha visto lungo. Poi dice che mi deve fare assaggiare assolutamente il Frangelico, un liquore alla nocciola. Scatta il triplo chupito. Pornografico. Il cielo è coperto e scende una leggera pioggerellina ma il tempo terrà fino a notte inoltrata. Salutiamo Mari con la promessa di rivederci presto. A Barcellona. Arriviamo al Forum per le 17:30 e sfruttiamo la mancanza di concerti interessanti per fare incetta di merchandise. La prima performance di oggi sono i Devastations all'ATP alle 18:15. Tre australiani che su sample elettronici suonano una musica ipnotica ma senza spunti geniali e si guadagnano l'appellativo di band più antipatica coi loro "We are Public Enemy... we are Portishead...". Si vabbè. Optiamo per una mezz'ora di Okkervil River. Band folk-rock texana. Nel genere sicuramente fra le migliori. Ma non fa proprio per il sottoscritto. Il cantante poi è vestito come il giorno del matrimonio del suo migliore amico. "Lui" dice che dobbiamo andare al Vice. Alle 19:45 suona Lightspeed Champion. Un tipo veramente strano con in testa il cappello di Davy Crockett. Ennesimo nerd indie che però diventa la quarta sorpresa del Primavera. Il suo indie-folk-rock è qualitativamente elevato. E poi vince bene per via dell'uso di un violinista. Pausa patatine e hot-dog al RockDeluxe col college-rock dei Buffalo Tom. Alle 21 "io" dico che dobbiamo andare all'ATP per i Kinski. Da Seattle. Le melodie dei Sonic Youth sommerse dallo stoner dei Kyuss il tutto condito con una forte vena psych. Tirano fuori un concerto ROCK coi controfiocchi. Si poga e si canta Happy Birthday alla bassista. Lei è la versione mora di Kim Gordon. Lui ci mostra le corna prima di far partire un riff-killer. Noi ci stiamo e rispondiamo. Veramente un gran gruppo. Passiamo velocemente davanti all'Estrella dove Rufus Wainwright sta intrattenendo il suo pubblico a forza di ballate melense fra una chitarra e un pianoforte. Accellero il passo. Arriviamo giù al Vice dove alle 22:30 inizia il concerto dei Mission Of Burma, storica band post-punk di inizio anni '80 riformatasi poco tempo fa. Anello di congiunzione fra quello che furono Joy Division e Pere Ubu e quello che saranno Sonic e Husker Du. Belli belli belli. Tre quarti d'ora tirati, perfetto antipasto del muro sonoro a cui stiamo per andare incontro. Alle 23:30 all'Estrella salgono i Dinosaur Jr. Il primo muro che notiamo sono gli amplificatori alle spalle di J Mascis e Lou Barlow. Murph alla batteria è semplicemente devastante. Il basso di Barlow è perennemente in distorsione e fa da scandiscitempo per i movimenti del mio corpo. Mascis... vabbè... capelli bianchi lunghissimi... macina riff e assoli fornendo quelle melodie rubate alla new wave. La magica acustica dell'Estrella fa il resto e il concerto è riuscitissimo. Altro mostro sacro messo alle spalle. Con le orecchie sanguinanti ci avviamo di nuovo all'ATP. Il motivo sono i Les Savy Fav. Quando arriviamo stanno finendo di suonare gli Shellac e dispiace molto non averli potuti vedere. Il paio di brani che riusciamo a sentire fanno capire quanto siano quadrati nel suonare tutti e tre così vicini e compatti. Senza compromessi. Stiamo sempre parlando di Steve Albini. Uno dei maniaci sonori del rock alternativo. Uno che ha fondato i Big Black e ha lavorato con Nirvana, Slint, Fugazi, Pixies, Neurosis, Mogwai... scusate se è poco. I Les Savy Fav insomma. Uno dei gruppi che ho più ascoltato nell'ultimo anno. Post-punk perfetto per l'indie rocker dei nostri giorni come per chi ha in testa la wave inglese. Il ponte di Brooklyn che si unisce al Tower Bridge di Londra. Come si dice a Roma "me la sento calda" e mi spingo sotto il palco. Tim Harrington ha fama di essere un pazzo ma nulla in confronto a quello che sto per vedere. Pelato, con la barba rossa lunga, sale sul palco ricoperto di lunghe foglie. Poi si spoglia e mostra una tutina attillatissima multicolorata. Sale sugli spalti. Scende fra il pubblico. Mette una camicia di forza. Su The Sweat Descends si versa addosso uno sciroppo alla fragola o ai frutti di bosco per poi ricoprirsi di coriandoli. Ai limiti dell'imbarazzo. Soprattutto il resto del gruppo sembra imbarazzato dall'irruenza del leader. Ma è una festa assoluta. Sotto il palco si poga responsabilmente e si balla tutto il tempo. Verso la fine del concerto Tim scende in mezzo a noi e ci fa mettere tutti accovacciati mentre il pezzo si presta con una rullata ad un jumping collettivo che visto da fuori avrà fatto la sua porca figura. E' l'ultimo momento magico del Festival per il sottoscritto. Prima di andare via torniamo all'Estrella dove suonano gli Animal Collective. Il loro sound elettro-festaiolo fa partire diversi trenini ma sono spossato dai Les Savy Fav e poi scassano proprio. Chiudo con l'ennesima Clara. Ci avviamo verso l'uscita che sono quasi le 4. Mi volto e dico arrivederci a questo fantastico festival. Stanotte si torna in taxi. I taxi non costano molto. A Barcelona la macchina non è indispensabile. Marilisa ci ha visto lungo. Arriviamo alla Pension Mendoza. Il cugino di Kamal non dorme. Russa proprio. Ciao ciao.

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categoria : music, pistafriends

postato da PistaKulfi alle ore 19:02
lunedì, 02 giugno 2008

"'Sta pensione è una topaia" "Diglielo no?" Kamal:"Todo bien?" "Todo bien... Gracias". Kamal è inquietante. Oggi facciamo i turisti. Che sennò si torna e com'è Barcellona? Eh siamo andati al festival... si ma qualcosa avete visto? E certo! "Ti porto al Parc Guell" Sole a picco. Le previsioni in Spagna funzionano come quelle in Italia. Salita con pendenza del 45%. Mi vuole molto bene altrimenti finivo a pezzettini a completare qualche mosaico di Gaudì. Nota di servizio. Le ragazze spagnole sono mediamente molto belle. Si torna giù per ammirare la Sagrada Familia. "Tim Burton si ispira a Gaudì" "Secondo me non la finiranno mai... verrà un giorno in cui le gru saranno spacciate per parti integranti del suo progetto". Comunque impressionante. Il caos strisciante fatto Arte. Oggi carne. Alle 3 arriva Marilisa. Marilisa vive a Barcellona da due anni. E ci ha visto lungo. Non la vedo da un pò ed è un peccato perchè è di una simpatia devastante. Ci porta in giro per il Barrio Gotico ed è meglio della Lonely Planet. Ti risponde pure. Anzi ti fa pure le domande. Ti voglio bene Mari. Entriamo in un pub e mi dice di provare la Clara. Altro non è che birra e gazosa come quella dei vecchi nelle osterie mentre giocavano a tresette durante gli anni '80. Diventerà la bevanda festivalera dei nostri eroi. Salutiamo Mari e le diamo appuntamento al giorno dopo. Poco dopo le 17 entriamo trionfanti al Forum perchè "lui" deve vedere Russian Red, ragazza madrilena che entra di diritto nel gruppo "una donna e la sua chitarra", ma "lui" è sensibile al fascino acqua e sapone di queste indie-girl e poi l'ho portato al Parc Guell con la salita del 45% quindi me ne sto buono buono... Alle 18:15 andiamo verso il Vice (il lungomare praticamente...) per It's Not Not, gruppo locale di hardcore-punk. Stufano dopo venti minuti. Preso dal senso di rivalsa verso "lui" e il suo ideale femminile scovo sul libro ufficiale del festival la foto di tale Erika Elder che con il suo compare Matt Valentine sta suonando all'ATP. Erika è una donna fuori dal tempo col suo ciuffo bianco tipo Rogue degli X-Men, ma nonostante la sorpresa di J Mascis alla batteria, il risultato è un folk-rock troppo soporifero. La giornata ancora non decolla e manca ancora un pò per i nomi rilevanti di oggi. Ma le soprese sono dietro l'angolo. Oggi si inaugura il palco Estrella, che risulterà secondo me il migliore in termini di acustica, e poco dopo le 19 andiamo a vederci i Cribs totalmente ignari di cosa ci aspetti tranne il fatto che sono tre fratelli. Il timore della "sola" viene scacciato nel giro di un paio di pezzi. Indie-rock a metà strada fra gli Strokes e i Weezer, che capisco non sia il massimo dell'originalità, ma è la capacità di trovare sempre gli incastri e i ritornelli giusti che convince, mantenendo un "tiro" sempre elevato. A pochi metri da noi due signore vestite in modo improbabile saltano e cantano a memoria tutte le canzoni. Decidiamo che sono la madre e la zia. Prima sorpresa del Primavera. Pausa panino al RockDeluxe davanti ai Bishop Allen. O meglio alla tastierista dei Bishop Allen. Poi scendiamo di nuovo al Vice per il primo gruppo atteso della giornata. I No Age. Altro gruppo del momento con recensioni entusiastiche su quasi tutti gli organi musicali di rock alternativo. L'album è veramente molto bello, una riuscita comunione fra la distorsione noise e la melodia shoegaze. Insomma rock 'n' roll. Peccato che i due non abbiano un vero cantante e dal vivo non confermano le ottime impressioni su disco.Si va a testare il prato che si erge di fronte all'Estrella mentre suonano i Sonics. Mi astengo da ogni commento per rispetto. Perchè non li conosco e soprattutto perchè questi suonavano all'epoca dei Beatles. E secondo me nel 1964 la loro proposta era veramente "oltre". Alle 22 senza neanche troppa fatica arriva la prima "primafila" del festival al cospetto di una delle leggende dell'hardcore-punk a stelle&strisce. La chitarra degli Husker Du. Ovvero Bob Mould. Sorridente ci scaraventa addosso un'ora di guitar hero poderoso. Un sound di quelli che riconosceresti fra mille. Come sentire una voce inconfondibile. Si è la chitarra degli Husker. E' proprio lei. Alterna pezzi degli Sugar (l'altro suo gruppo) a quelli ultimi da solista, fino a quelli più attesi chiudendo con New Day Rising strillata da tutti i presenti. Possente. Ancora non lo so ma la serata da qui in poi diventerà indimenticabile. Si torna all'ATP. Stanno finendo di suonare gli Autolux. Mi chiedo quanto tempo ci vorrà per dare un seguito all'album di quasi 5 anni fa, perchè sono veramente bravi e il paragone con la Gioventù Sonica non è dissacrante. Manca poco a mezzanotte. Arriva l'unico momento di tutto il festival di personale imbarazzo. In contemporanea ci sono i Polvo all'ATP e i Devo all'Estrella. Devo scegliere a chi affidare l'inizio. Scelgo i Devo. Questi cinque geni del male arrivano sul palco conciati nella stessa maniera, tuta gialla e cappello stile LEGO, con solo trent'anni in più sulle spalle. Ma che divertimento!!! Whip It, la cover di Satisfaction degli Stones e Girl U Want fanno saltare tutti. Il loro synth-pop beneficia dell'ottima acustica dell'Estrella ma voglio vedermi i Polvo. E "lui" Cat Power. Ci diamo appuntamento alle 2:15. I Polvo erano un gruppo di math-rock storto. Dissonante. Obliquo. Me ne innamorai durante il periodo da marinaio a metà anni novanta. Si sciolsero dopo un anno. Si riuniscono e me li ritrovo qui. Fenomenali. Una padronanza degli strumenti coniugata alla forma canzone. Uno di quei gruppi che ti fa stare zitto senza chiedertelo. Lo dico... gli antenati dei Battles senza la deriva elettronica. E' quasi l'una e devo attraversare tutta l'area del Forum per arrivare al Vice. Stanno per cominciare gli A Place to Bury Strangers. Uno dei motivi principali per cui sono qui. Etichettati come il gruppo dark del Primavera per via dei richiami ai Joy Division dietro il muro di chitarre alla J&MC, decidono di abbandonare l'anima wave, riarrangiando i pezzi più scuri e fornendo il vero concerto shoegaze del festival. Non siamo in molti ma chi c'è è là per loro e l'entusiasmo è elevato. Scatta anche il primo pogo "responsabile". To Fix The Gash In Your Head, Don't think lover, I Know I'll See You e soprattutto The Falling Sun leggermente più vivace la fanno da padrone. Quello che mi ha colpito è stata proprio l'abilità nel presentare i brani in maniera differente dall'album senza perdere d'impatto. Salutano. Sono soddisfatto. Poi avviene la Magia. La gente li vuole ancora sul palco. Non è ancora rientrato nessun gruppo al festival. Loro naturalmente non si tirano indietro. Prendono gli strumenti. Feedback. No. Non può essere. E' lei. Parte Death Valley '69 dei Sonic Youth. Putiferio. Mi ritrovo in prima fila insieme ad altri dieci esaltati. Qualcuno vorrebbe salire sul palco e attaccarsi alle casse. Grazie. Non è facile da spiegare. IL Concerto del Primavera Sound 2008. Con l'adrenalina a mille ci ritroviamo come promesso all'Estrella per i Go! Team. "Lui" ha detto che vanno ascoltati. Vengono da Brighton. Sono in sei. Tre ragazze e tre ragazzi. Ninja, la cantante ma non solo, proviene direttamente dagli anni '80. Sembra una degli Snap. Le altre due sono giapponesi. Indie-rock con inserti hip hop e soul. Un caleidoscopio. E poi questo palco dove come ho detto ogni suono arriva alla perfezione. Ninja è scatenata e trascina il pubblico in una dance-hall di un'ora buona. Magari quando me li riascolterò penserò che forse non sono poi questo granchè. Il dato di fatto è che non si riesce a stare fermi. Seconda sorpresa del Primavera. Preso dalla furia dance mi sposto al CdDrome dove sta per iniziare il dj set di Ellen Allien. Era la mia prima scelta in fatto di beat. Se ne esce invece con un set piatto e ripetitivo e parte anche qualche fischio. Si salva infilando Bjork e i Portishead. Stasera però non si finisce più e alle 4:30 ci sono gli Holy Fuck al Vice. Quattro canadesi. Due si accomodano davanti ai synth. Uno alla batteria e uno al basso. I Battles sono avvisati. Questi non scherzano. Sicuramente meno rock di loro, ma la scarica è quella. Elettronica debordante supportata da una sezione ritmica punk-funk. Terza sorpresa del Primavera. E si balla fino a tarda notte e fino alla seconda magia della serata. Sempre al Vice. Comincio a pensare che qui, vicinissimi al mare, succedono le cose più impensabili. Sull'ultimo brano salta sul palco un capellone biondo e comincia a ballare in mezzo a loro. Nel giro di pochi secondi il palco viene invaso da quasi un centinaio di persone impazzite mentre gli Holy Fuck continuano imperterriti a suonare. Immagine da incorniciare. Ce ne andiamo che sono quasi le 6 del mattino. Il cugino di Kamal dorme.  
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categoria : music, pistafriends

postato da PistaKulfi alle ore 14:58
lunedì, 02 giugno 2008

Partire per Barcellona alle sei di mattina potrebbe essere un'ottima idea per sfruttare al meglio la giornata. Farlo senza andare a dormire diventa un tentativo di suicidio. Ma ne è valsa la pena. Non andare a dormire dico. Appuntamento alle 3 e mezza. Taxi. Aeroporto. "Soros l'acquista la Roma?" "Ma con Ronaldinho che ci facciamo?" Futili discorsi calcistici per ingannare l'attesa. Il volo è quanto di più scomodo possa esserci. Dovevamo organizzarci prima. Se viaggiavamo in piedi era meglio. Parte in orario e arriva con venti minuti di anticipo. Boh? Dice che conosceva una scorciatoia. La brutta notizia è che Girona è ad 80 Km da Barcelona. La buona notizia è che il bus è molto più comodo dell'aereo. Barcellona. Ramblas 96. Kamal ci attende nella sua pensione ad una stella ma è troppo nuvoloso per vederla. Tanto dobbiamo solo dormirci. Kamal è inquietante. E' presto e la camera non è pronta. Via senza indugi per la città. A caso. Fino a quando "Ahò ma io c'ho la lonely planet" "E che cazzo... dillo prima!". Il quartiere Barrio Gotic. Ma non si vestono di nero. Poi arriva un sms con un indirizzo. Ed è la fine. Il negozio si chiama Revolver ed i nostri eroi si perdono fra Cd Dvd e Vinili introvabili a prezzi stracciati."Noooo... guarda che ho trovato!" "L'ho visto prima io... poi te lo doppio" "'Fanculo". Paella e insalata prima di tornare da Kamal per un'ora scarsa di sonno. E alle 16 si parte alla volta del Forum. Programma, evidenziatore giallo e braccialetto d'ordinanza. Basta poco per capire che l'organizzazione è perfetta. Cinque palchi. Molto cemento. Un immenso pannello fotovoltaico. E il mare a pochi passi. La temperatura è ottima e si può cominciare. Decido di aprire con i Marzipan Man, gruppo di Mallorca, folk rock con tanto di arpa. Niente di trascendentale. Però ottimi per rompere il ghiaccio senza rompere altre cose. Dopo, veloce ricognizione dell'area del Forum, per capire e considerare le distanze tra un palco e l'altro e le regole interne. Tipo che per bere bisogna usare i soldi del Monopoli. Geniale. Come i bagni per maschietti all'aperto senza che nessuno/a ti veda il pistolino. Le ragazze intanto fanno file interminabili. Ci vorrebbero le pari opportunità. Alle 19:30 al RockDeluxe (il principale, con tanto di CurvaSud davanti) ci sono gli MGMT, primo vero appuntamento del festival per i nostri eroi. Il loro glam-pop è stata una delle sorprese di questo 2008 e non deludono con le loro aperture ziggystardustiane elettroniche. Forse pagano un pò il fatto di suonare così presto in un posto così grande. Così come lo pagano a mio avviso i successivi Notwist. L'apertura con Pick up the phone è fantastica ma si fa presto a capire che avrebbero dovuto suonare dopo la mezzanotte e poi sei anni da Neon Golden hanno spento un pò l'entusiasmo del pubblico. Comunque riescono a fare un gran bel set. Il sole non vuole saperne di tramontare. Eric's Trip al CdDrome per ingannare l'attesa. Ma non chiedetemi nulla perchè non ricordo. L'attesa si chiama Public Enemy. Ora io sono quanto di più distante dalla loro proposta, però Flavour Flav con la sveglia al collo lo voglio vedere. Anche solo salire sul palco e dire "Public Enemy NumberOne!". Ma partono due Dj con un set introduttivo lunghissimo. E tra poco ci sono I British Sea Power al Vice. Non resisto e me ne vado. Per scoprire più tardi che avrebbero aperto con Bring the Noise... "'Fanculo". Per fortuna i BSP sul palco del bagnasciuga (per la sua vicinanza col mare) fanno un gran concerto imperniato sull'ottimo album uscito qualche mese fa. Un pò ruffiani nell'unire il loro brit-punk alla lezione degli Arcade Fire, ma tant'è ed infilano una serie di brani da brividi. No Lucifer e Waving Flags su tutte. Si torna verso il RockDeluxe e si riesce ancora a scorgere la sveglia di Flavour Flav e Chuck D intonare 911 Is A Joke e Fight The Power. Meglio di niente. Le membra, complice la notte di veglia, cominciano a cedere. Ma a posteriori è stato un bene. Lo stato semicatatonico mi aiuta per quello che è uno degli appuntamenti principali del Primavera. Salgono i Portishead. Premessa: il mio è un giudizio imparziale, non ho mai perso la testa per loro. Bene... quello che riescono a creare dal vivo è qualcosa di pazzesco. Un'onda sonora che viaggia inscatolata nell'area del RockDeluxe. Geoff Barrow suona qualsiasi cosa. Pure la sveglia di Flavour Flav. Il resto del gruppo è semplicemente perfetto. E poi Beth Gibbons... la sua voce è talmente intensa da risultare a volte inquietante... quasi da farti pensare "smetti ti prego non posso reggere oltre". Mi sono semplicemente perso per un'ora e mezza. Superiori. Si dovrebbe andare via dopo una cosa così. E invece ci si sposta tra i canneti, nella zona più "verde" del festival, verso il palco ATP. Obbiettivo Explosions In The Sky. Bravi. Nulla da eccepire sull'esecuzione. Però presuntuosi ed arroganti nel loro richiamare più volte il pubblico a fare silenzio. Il post-rock è quello ma non siete gli unici depositari. Insomma rimangono distanti e ce ne andiamo con un pò di amarezza. Sono le 2 passate quando ripassiamo davanti al RockDeluxe. Ci sono i De La Soul. Yo-Yo-Yo-Yo-Yo. Ma io con questa roba mi trovo a mio agio come un extracomunitario a Roma. Però fanno Me Myself and I. Mica cazzi. Si decide di chiudere il primo giorno al Vice per i Vampire Weekend. Ennesima new sensation indie. Riscuotono grande successo ma la loro proposta world music stile Talking Heads non mi convince affatto. Sono le 3:30 e alziamo bandiera bianca. Abbiamo le chiavi per tornare da Kamal per la modica cauzione di euro 25. A fare la guardia c'è il cugino di Kamal. Abbiamo deciso che lui è il cugino. Il cugino di Kamal dorme.  
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